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Enrico Trapletti

© Ritratto: Gianluigi Susinno

Enrico Trapletti


Elisir D'amore


Fin dai due anni di età, Enrico Trapletti ha imparato che cosa ne può sortire dalla terra. Per tutta l’infanzia divide il suo tempo fra la scuola e i campi della bella fattoria di Coldrerio, che impegna l’intera famiglia emigrata dal Bergamasco nel Mendrisiotto. Poi, fatto ragazzo, prende le distanze, si impiega giovanissimo in ferrovia e ne percorre in lungo e in largo le tratte come macchinista.

Ma eccolo di ritorno, forte dell’esperienza e irresistibilmente sedotto. Il vino va trattato come una donna: lo devi coccolare, se no te la fa pagare. Nasce dal terreno argilloso (Tera Creda) che l’ha generato (Culdrée); lo improntano la varietà (Nebbiolo), intanto che la mano (Trapletti) gli imprime un carattere (Gaio) e il pregio (Nabumba: alla lettera, «una bomba»). Un po’ puttana (o un po’ Traviata, per dirla più nobilmente con Giuseppe Verdi) e un po’ Elisir (d’amore, naturalmente, quello di Gaetano Donizetti), bisogna assecondarlo. Perché, alla fin fine, chi vince è sempre lui.

 

Testo di Fabio Guindani




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