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Mauro Ortelli
© Ritratto: Gianluigi Susinno

Mauro Ortelli


Larpa iudre


I NOVI DAL DRUNPA, sia Merlot che Sauvignon, sono in puro larpa iudre, mentre il Merlot I TRII PIN si limita a ricorrere al dialetto e il bianco CORTEGLIA ne indica l’origine. Fosse questa una frase da gioco enigmistico, la soluzione sarebbe: MAURO ORTELLI. Il nonno era contadino a Corteglia, quando ancora si coltivava il mais sotto le viti piantate accanto a un albero detto rumpur. Si contavano allora venticinque o ventisei varietà d’uva, fra le quali la Margellana che, nell’immediato Secondo dopoguerra, la Volg di Winterthur acquistava per farne succo d’uva. Poi si costituì la Cantina Sociale di Mendrisio e finalmente si cominciò a piantare il Merlot frammisto al resto – ricorda Mauro, che si iscriverà alla scuola superiore di viticoltura di Changin nell’83. Lui inizia senza farsi troppe illusioni, con l’unico obiettivo di ridurre la quantità per migliorare la qualità dell’uva del nonno. (Continuerà invece a sperimentarne le varietà: farà il bianco col bianco e il rosso col rosso, esprimendoli al meglio). Ed eccoci al vino del padrone (il migliore che si produceva ai tempi del nonno), in dialetto Vi / no dal Pa / drun e, parlando indietro, No / vi dal Drun / pa, come vuole il larpa iudre (parlà in dré), forse diffuso a Mendrisio da un Ortelli emigrato in Francia (dove si parla il verlan, «à l’envers»). Ci aveva già pensato Leonardo da Vinci nei suoi famosi manoscritti ma, «parlare indietro», non è in fondo anche il mestiere degli storici?


Testo di Fabio Guindani




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