46 - AZIONE - SPAZIO APERTO - Martedì 9 dicembre 2008
VINI SENZA FRONTIERE
Dei viticoltori vinificatori privati

Grimod
Costituita nel 1984, l’Associazione ticinese viticoltori vinificatori privati, AVVP, l’anno venturo festeggerà il 25.mo. A metà anni Ottanta, la crisi del vino Merlot in Ticino – un grosso incidente di percorso nella Cantina sociale di Giubiasco – induce una svolta nella viticoltura, nel modo di vinificare e di affinare i vini. Pochi anni prima, una pattuglia di giovani viticoltori d’Oltralpe, soprattutto svizzero tedeschi, s’impianta in Ticino per coltivare e vinificare in proprio. Indicativo il sostantivo «Selbstkelterer»: vinificatori di sole uve coltivate in vigneti di proprietà, o presi in affitto.
Verso la fine degli anni Novanta, i loro vini s’impongono all’attenzione di colleghi, professionisti della ristorazione e amatori. Vini rossi «reinventati». Scuotono il mondo vitivinicolo dei ticinesi un po’ assopito. L’AVVP, nata su iniziativa di alcune piccole entità, conta oggi poco più di quaranta aziende ed è presieduta da Fernando Cattaneo di Cagiallo. Coltivano superfici da uno a otto-nove ettari, in ogni regione del cantone: da Giornico alle Terre di Pedemonte, da Montecarasso in giù sulla sponda destra del Ticino, dalla Capriasca al Malcantone; dal Luganese al Mendrisiotto per circa un decimo del vigneto Ticino. Scopo essenziale: promuovere la qualità e l’autenticità dei vini ticinesi; ogni socio vendemmia le proprie uve, vinifica, affina, imbottiglia, veste le bottiglie, le immagazzina e si occupa pure della vendita. La responsabilità è tutta sua. Mette volentieri il proprio nome in etichetta.
Autodisciplina e spirito di gruppo
Lo statuto dell’AVVP contiene un divieto d’acquistare altre uve e altri vini per conseguire gli obiettivi commerciali. L’acquisto è tuttavia ammesso in proporzioni molto limitate, soltanto in annate grame come in caso di intemperie devastanti la vigna. Quel viticoltore vinificatore che per ragioni aziendali ha voluto acquistare uve per fronteggiare la crescente domanda di suoi vini ha lasciato l’Associazione. Sarà un caso, ma di esemplare correttezza: risultato di una saggia politica di autodisciplina. I vitivinicoltori privati amano praticare il gioco di squadra, dimostrando stima reciproca. In occasione di fiere, esposizioni, rassegne: si presentano tutti insieme, spalla a spalla, in uno stand comune; esibiscono le loro bottiglie praticamente senza confini. Ci si sofferma a degustare da uno di loro? Spontaneo, suggerisce di assaggiare i vini del collega vicino di banco; di altri, lì di fronte. Vi sono altri ambiti professionali in cui aleggi tale spirito?
Qualità eccellenti
Quasi sempre i loro vini nelle importanti degustazioni alla cieca degli ultimi anni sono usciti ai primi posti: risultati d’eccellenza, provocanti sorprese, incredulità, malcelate gelosie. Ma, cosa importante, hanno creato sano spirito di emulazione, desideri di imparare; per finire, autentica collegiale concorrenza che fa l’interesse e il bene comune.
Tutti concordano che il buon vino nasce in vigna, dalle uve che si allevano: coltivate con amorevoli cure, quasi coccolandole, è il massimo. Il vinificatore in completo «fumo di Londra», calzante scarpe di vernice, non me lo vedo in vigna: qui sta la differenza. Altra differenza: non sempre il viticoltore conferente le proprie uve ha le stesse preoccupazioni di colui che le vinifichi. Il viticoltore del dopo lavoro, appassionato e competente hobbysta osservante con scrupolo i limiti di produzione massima della vite, ossia la resa (quintali per ettaro, o kg/mq), ha l’obiettivo di monetizzare a vendemmia ultimata. Con tutto il rispetto che si deve a costui, che gli importa mai di sapere con quali altre uve andranno a vinificare le sue? Normale che non debba svegliarsi di notte per andare a sentire come bolle il mosto; non deve occuparsi di altre operazioni di cantina, e via discorrendo. Nessun altro impegno, nemmeno su piano commerciale: nulla; alcuna infruttuosa attesa, né immobilizzi di capitali né trepidazioni di mercato. Ricorderei anche che i viticoltori conferenti costituiscono la grande maggioranza; insieme – circa seimila coloro che hanno adottato il vitigno Merlot – raggiungono quasi il 90 per cento della produzione.
I viticoltori professionisti si possono suddividere in tre categorie:
A. una dozzina o poco più di importanti aziende con cantine di vinificazione, maturazione e invecchiamento, proprietarie di vigne anche di grande estensione, che acquistano altre uva dalla rimanente grossa pattuglia di viticoltori;
B. una quarantina di piccoli coltivatori-vinificatori – del-l’AVVP, appunto – che lavora soltanto le proprie uve;
C. una centuria di viticoltori professionisti a tempo pieno che vende le proprie uve a vinificatori scelti.
Tra i più quotati produttori di vini d’alta qualità figurano loro, quelli che si potrebbero definire artigiani e – azzardando – intellettuali del vino. Diversi ornano le loro bottiglie munendole di etichette d’artista. Uno di loro ha persino pensato agli ipovedenti, applicando la retro etichetta in caratteri Braille.