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Rudy Studer

© Ritratto: Gianluigi Susinno

Werner Stucky


Dalla terra alla luna


L’agricoltura ticinese sta oggi stretta fra speculazione edilizia e biotopi – sostiene RUDY STUDER, agricoltore di vocazione. Il suo mestiere è di fare la vigna, e lui l’uva la «fa», come il contadino fa il fieno, il casaro fa il formaggio, l’ape fa il miele. Aveva iniziato nel 1982 piantando a vigneto l’appezzamento della masseria di BOSCHERINA, una pianella morenica che, sul finire di settembre, subisce una forte escursione termica. A saperne ridurre la produzione, se ne ottiene un vino coloratissimo, corposo, con sostanza, che ha cominciato a mettere in bottiglia dieci anni fa, più che per mestiere, per il proprio piacere. Punta a un vino di qualità, accessibile a tutti, che oggi si ritrova a dover contendere con il Rospo smeraldino. Comparso per la prima volta a Novazzano, il batrace si è insediato in uno stagno protetto, avendo la meglio sull’ampliamento dell’azienda. Studer se ne è rivalso, dedicandogli il nome del suo BIANCO SMERALDINO. – Ma ecco che sopraggiunge una bambina che gli sussurra qualcosa all’orecchio: «Cos’è? Manca una gallina? Porco cane! L’è ‘l Fuïn, è la faina!» Poco male. Una volta i bambini si abituavano alla mattanza del maiale. Oggi, con loro, le galline muoiono di vecchiaia.


 

Testo di Fabio Guindani




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