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Cesare e Francesco Ruggia

© Ritratto: Gianluigi Susinno

Famiglia Ruggia


Sera d'agosto


Un lampo

un tuono

e poi la luna.

Sera d’agosto.

 

C’è un quartiere a Massagno, a due passi dalla stazione di Lugano, dove ancora le palazzine del vecchio nucleo urbano si affacciano fra poderosi platani. Lungo la strada, un portoncino si apre sulla prospettiva di una vecchia cantina acciottolata, l’Enoteca della Salute. Seduta intorno al tavolo, c’è tutta la famiglia, padre, madre e figlio, da poco diplomato a Changins. C’è anche il nonno, incorniciato nella foto, che pota la vigna vestito di tutto punto, in giacca e cravatta. Il primo vigneto, raccontano, era nato come esercizio riabilitante a seguito di una gravosa malattia. Ma l’Enoteca prende anche nome dalla bella chiesa della Madonna della Salute, lì accanto; e infine, chi non dice Salute! brindando in compagnia? Quando poi si trattò di dare nome ai vini, i Ruggia, che amano il dialetto, aprirono un volume delle poesie di Fernando Grignola. Fin dalla prima, incapparono nella parola stralüsceva (lampeggiava): Stralüsc, un lampo, perché no? E dopo il lampo g’a ‘N Boff da Vent, g’a ‘Na Tronada (c’è una ventata, c’è un tuono) e pö a la fin g’a Ul Suu, e anca La Lüna, quan ch’el veñ nocc (e poi alla fine c’è il sole e anche la luna, quando annotta). Così tutte le etichette portano un titolo: Sira d’agost (Sera d’agosto). L’arte di coltivare il vino non manca di una sua poetica.

 

Testo di Fabio Guindani




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