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Umberto Monzeglio
© Ritratto: Gianluigi Susinno

Umberto Monzeglio


Sognando un vino

 

Ha radici ai piedi e un dito verde in famiglia, UMBERTO MONZEGLIO. – Sul ronco di Bosco Luganese, baciato dal sole e carezzato dalla brezza, che sale a monte dal lago a 500–550 metri di altezza, vendemmiano TRE SORELLE. Una di loro ha più di ottant’anni; lui, molto più giovane, aveva piantato la vigna diciassette anni fa, ripulendo il terreno e scaricando il materiale a mano. Elettricista di professione, ci faceva le nottate, allora, fra vigneto e cantina. Oggi, modernamente attrezzato, il lavoro si è fatto più agevole. Ma gli capita ancora di trovarcisi quando annotta, irresistibilmente attratto: FILARI DELLA LUNA accendono di vermiglio i frutti ormai maturi dell’albero di caco. Se poi sorge l’aurora dalle dita di rosa (diciamo pure scomodando Omero), il sogno si fa rosé: PROFUMI DI VIGNA, fra le foglie che rosseggiano e i grappoli drasticamente limitati a 500 grammi per metro quadrato. Poi l’astro tramonta pallido sul versante di Castagnola, riversando nel lago il suo LATTE DI LUNA color giallo paglierino. – C’è chi cerca in un vino l’espressione dell’origine e c’è chi privilegia i caratteri della varietà. C’è chi punta al colore, agli aromi, al gusto e al retrogusto, al corpo e alla struttura. Monzeglio aspira a un vino che esprima il proprio carattere. Vuole un vino che faccia sognare. Perché, lui, è un sognatore.

 


Testo di Fabio Guindani




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