*



Daniel Huber
© Ritratto: Gianluigi Susinno

Daniel Huber 


Una domestica chimera

 

All’orizzonte dei vigneti di Monteggio, di stagione in stagione il Monte Rosa trascolora. Si imporpora di primo mattino, svanisce nella caligine estiva, riappare al di sopra dei cumuli dopo un temporale, rosseggia con le uve mature negli infuocati tramonti autunnali, si staglia come un iceberg sui filari nei cieli d’inverno. Un po’ Zauberberg (La Montagna incantata di Thomas Mann) e un po’ Zauberflöte (Il Flauto magico di Mozart), Daniel Huber gli ha dedicato il suo più prestigioso vino, il Montagna Magica. Muta anche l’etichetta, di anno in anno commissionata a un differente pittore, a partire dalla prima, bianca (1989). Ne è nata una piccola galleria di quadri e bottiglie, dove la singolarità di ciascuna stagione trova riflesso in una nuova opera d’arte, che a sua volta rimanda a una vetta orografica, narrativa e musicale e, finalmente, a un grande vino. Erano gli anni Ottanta quando Huber si accorse che in Ticino si potevano produrre grandi vini – il miglior vino possibile, unico e irripetibile, l’espressione dell’annata.

Se ne fa marchio la Volpe Alata, nata dal pennello di Walter Hürlimann. Domestica chimera forse sfuggita alla caccia dal bosco confinante, forse sortita dalla favola di Esopo per saggiare se l’uva è matura, forse generata dal cambiamento climatico a causa di una mutazione genetica, essa dà nome al bianco e, fatta eccezione dello spumante Brut de Brut e del rosato Zampillo, contrassegna i restanti rossi: Fustoquattro, Vigneti di castello, Tenuta del ronco di persico. Per riapparire sull’ultimo, Rebuh’s (dal 2005), che in un certo senso li firma tutti: basta leggerlo all’inverso.

 

Testo di Fabio Guindani




Daniel Huber - Scarica lo schedario in formato PDF
Scarica lo schedario in formato PDF

© 2019 Associazione Viticoltori Vinificatori Ticinesi - presso Eliana Marcionetti - Pedmunt 15 - 6513 Monte Carasso - Svizzera - info@viticoltori.ch