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Andrea Ferrari
© Ritratto: Gianluigi Susinno

Ferrari Roberto e Andrea


La Bella e il Monte

 

Chiusa nel silenzio di una corte, fra mura datate 1779, Bella Cima si affaccia dalla collina di Stabio su un mare di verde: prati, boschi, appezzamenti vitati che si estendono nei tre ettari e mezzo del podere abbandonato di una vecchia proprietà. È l’ultima acquisita dalla TENUTA VITIVINICOLA FERRARI, padre e figlio. ROBERTO, ingegnere agronomo, le aveva dato inizio nel 1977 con tre ettari, poi con altri due, fra Stabio e Ligornetto; oggi, la tenuta ne assomma otto. Un terreno particolare – che può variare dal basico 8,6 all’acido 5,3 – aveva suggerito la sperimentazione di una molteplicità di vitigni, fino a dieci per un singolo appezzamento. Roberto ne vendeva l’uva finché, nel 1994, incominciò a vinificare.

Attraverso lo sfiatatoio aperto sul fondo roccioso della cantina che si inoltra nelle viscere del Monte Generoso, fuoriesce un gelido soffio. Vi trascorrono lunghi letarghi l’IBISCO, il SAUVIGNON, il VIOGNIER, il SASSOROSSO, l’ALISSO, il BELLA CIMA, il CASTANAR e il CASTANAR RISERVA, il LOTO, sorvegliati dal figlio. Diplomato alla scuola di Changin nel 2000, ANDREA si è fatto campione di una giovane, intraprendente generazione di viti-vinicoltori. Punta a conquistarsi i coetanei, convertendoli dal consumo di superalcolici a un vino moderno, rispettoso della natura. Il modello è il Bordeaux, ma il Merlot non gli basta, lui cerca altro. La fascia dei consumatori si rinnova, sostiene, si beve meno e meglio – e c’è da sperare che il connubio fra la Bella e il Monte possa dargli ragione.


Testo di Fabio Guindani




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