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Roberto Belossi
© Ritratto: Gianluigi Susinno

Roberto Belossi


All'insegna dei Cavalieri

 

All’insegna dei Cavalieri di Malta, ROBERTO BELOSSI ne è un moderno campione. Anni di atletica leggera gli hanno insegnato a collocare l’asta più in alto. Ma la sua metafora fondante rimanda piuttosto all’industria pesante: col «gran salto» del 2000, Roberto imposta la nuova cantina come un treno. Dove, ciò che più conta, è la potenza della locomotiva, prevista per trainare dieci vagoni – e se poi saranno nove, pazienza. Si passa dalla sala macchine, attrezzata con tecnologie d’avanguardia; si accede agli ambienti climatizzati, 15°C tutto l’anno, 80% di umidità, dove, nel loro viaggio intergalattico attraverso il tempo, ibernano le barriques su divani di velluto: «Mi piacciono i vini morbidi con tannini vellutati, sentirli in bocca come si accarezza un divano di velluto, quel vellutino fine, discreto». Di vagone in vagone, ci si ritrova a sorpresa al punto di partenza: la carrozza ristorante.

 

Salumi di produzione propria nei piatti approntati dall’azienda agrituristica, vini esposti in corrispondenza ai dipinti che illustrano l’etichetta (controetichetta Braille): i rossi MONDELLE, ARTÙ e PEZZE QUADRE, i bianchi DORALE e LUGHETTO. L’ultimo nato è lo SPUNTINO, ma siamo già in attesa del CAVALIERE RISERVA. E infine, TICINO MUSICA, linea dei vini riservati al festival. In una folgorante giornata di questo (nostro) tardo Autunno del Medioevo (il rimando a Huizinga è doveroso), giovani musicisti provenienti dai quattro angoli del mondo chiudono in concerto il tour (o torneo).


Testo di Fabio Guindani





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