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A cent’anni dal primo impianto del vitigno Merlot in Ticino, la novità – da più parti si è detto – sono i viticoltori

vinificatori. L’Associazione viticoltori vinificatori ticinesi ne traccia il profilo con una mostra di ritratti (Via

Nassa, 23 Ottobre – 23 Novembre) e la presentazione del catalogo, di un vademecum e di uno schedario

di oltre cento vini in occasione della degustazione dell’annata 2004 (Ex Asilo Ciani, 16 Novembre).


Alcune schede tratte dallo schedario.



La copertina del Vademecum.


 

Chi sono i vitivinicoltori, in che senso rappresentano il «nuovo» e perché sono qui raccolti all’insegna de

L’arte di coltivare il vino?


Successivamente all’abbandono della terra del secondo dopoguerra e a seguito dei primi pionieri provenienti

d’oltralpe, a partire dagli anni Settanta nuovi soggetti si sono andati insediando nelle campagne del Cantone.

Fondano piccole aziende, recuperando impervi ronchi e proprietà abbandonate all’invasione del bosco e alla speculazione edilizia. Chi di origine urbana, chi contadina, ma in gran parte formati in studi superiori, vinificano le

uve coltivate in proprio, partendo dal principio che all’eccellenza di un vino concorrono tre fattori: la varietà del

vitigno, la specificità del sito e la mano dell’uomo. Il vino lo si comincia a fare sul terreno, «educando» la vite

alle potenzialità e ai vincoli della sua nicchia naturale e umana, per poi «allevarlo» in cantina. Esso, infatti, è un

prodotto vivente in perenne evoluzione, che va «coltivato» dalla terra al bicchiere.


Nel giro di una generazione, i vitivinicoltori sono così andati mutando il quadro socioculturale di chi coltiva la terra,

produce il vino e lo commercia, contribuendo al rilancio di una economia vitivinicola di qualità, alla salvaguardia

del paesaggio e al rinnovamento del «gusto» – in senso proprio, olfattivo-papillare, e estetico in generale.

L’arte di coltivare il vino andrà allora intesa sia come storica gilda, associazione o mestiere (l’Arte dei vinattieri, per

esempio, nella Firenze di Dante), che in quanto moderno manufatto artigianale o artistico. Ben poche professioni

si avvalgono oggi di una medesima mano, dalla produzione della materia prima, all’elaborazione dell’artefatto,

alla sua confezione e distribuzione sul mercato: fatta eccezione, appunto, delle discipline artistiche.

Applicata allo spazio del territorio, L’arte di coltivare il vino si sviluppa nel corso di un tempo di media e lunga durata.


Dall’impianto del vigneto alla prima vinificazione trascorrono almeno cinque anni; ce ne vorranno perlomeno

altrettanti per produrre un vino d’eccellenza – senza dire dell’invecchiamento in cantina. L’arte del viticoltore vinificatore troverà pertanto riscontro nella mano di un ritrattista che, analogamente al paziente processo messo in

atto da quella dell’artigiano, ne ricostruisce l’immagine in una sequenza di tratti sulla tela.


Galleria di ritratti che rimandano al mosaico di microstorie di cui dà conto il catalogo, a loro volta costitutive

di altrettanti tasselli del paesaggio vitivinicolo ticinese. Incastonato fra il bosco e il fondovalle, spesso affacciato

su panorami da Grand Tour, ibernato in cantina e chiuso in bottiglia, resta al degustatore di decodificarne il messaggio.


La copertina del catalogo.




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